Carità e preghiera

Carità e preghiera
Gesù fa notare la discrasia degli Scribi: pregano a lungo e depauperano i poveri.
L’aiuto al prossimo è null’altro che continuare l’amore di Dio, che passa in Gesù, e da Gesù a noi: l’avete fatto a me! La carità è il modo più semplice di essere in Dio, e quando siamo in Dio, allora è semplice parlare con lui, cioè pregare.
Perciò dalla carità alla preghiera. Fuori della carità la preghiera è formula, rito, cerimonia, non dialogo. Chi non sa dialogare con il prossimo che si vede, non sa tanto meno dialogare con Dio, che non si vede.
L’autoreferenziale è uno staccato dal prossimo egoisticamente. L’autoreferenzialità non è solo del singolo, del gruppo, e perfino della Chiesa. Importante è non chiedere: “Chiesa che cosa dici di te stessa” (Paolo VI), ma che cosa Dio dice di te. Né chiesa né cristiano si giustificano da se stessi, ma chi giudica e giustifica è solo Dio. Essersi abituati alla voce di Dio nello Spirito è salvezza.
Il Concilio Vaticano Secondo, inizia la Dei Verbum, proprio mettendo in chiaro, che scrivono e parlano ascoltando la voce di Dio (Dei Verbum appunto). L’atteggiamento dell’ascolto non è un episodio, ma una costante, perché la voce di Dio si manifesta nello scorrere del tempo. Dio non è motore immobile, al modo di Aristotele, ma il Padre che segue passo passo il suo popolo. Proprio perché è Padre. Come apre gli uomini al progresso della scienza così segue i suoi figli nel progresso della fede, destinata sempre a sfociare nella contemplazione.
10.06.17

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