La debolezza forte

La debolezza forte
Hitler, che non sa cambiare per tempo, porta la Germania allo sconquasso. Così sta accadendo al nostro istituto. Stava per accadere alla Chiesa, ed ecco la provvidenziale presenza di papa Francesco, tanto criticato e osteggiato dai tradizionalisti. Francesco si sottrae alla tradizione falsa voluta dagli uomini e apre una nuova speranza per la chiesa. Distruggendo lentamente, egli salva.
Un debole si fa forte, quando si pente. La confessione, anche dei politici, i quali credevano di avere il mondo in mano, li rende forti, come la confessione sacramentale. Da peccatori, quindi sconfitti, a santi, quindi vittoriosi.
Il grande valore del ricredersi, e la piccolezza tragica del “non si torna indietro”, tanto decantato ed esaltato da noi, questa grandezza del “pentimento” ci aiuta a capire il “convertitevi e credete al Vangelo!”. Non si tratta di tornare indietro stupidamente, ma di proseguire dalla conversione alla novità del Vangelo.
Giuseppe, il marito di Maria, è spesso preso in giro, perché creduto un grande uomo. Noi guardando in lui, piccolo uomo aggrovigliato e dallo sguardo corto, scopriamo la sua vera statura, quella stimolata da Dio: tra le tue paure, Dio ti invita a non temere di prendere con te tua moglie! Allora Giuseppe è rivestito dalla vera grandezza, quella che viene dalla conversione, quella che viene da una nuova prospettiva: “Ciò che è venuto in lei viene da Spirito Santo!”.
Anche noi deboli, se guardiamo la nostra vita secondo la misericordiosa ottica di Dio, diventiamo sicuri.
18.12.16

 

One thought on “La debolezza forte

  1. A me fa molto bene pensare che non avremmo Papa Francesco senza l’incredibile coraggio della rinunzia di Papa Benedetto. Davvero nulla è impossible a Dio, se gli uomini prestano allo Spirito la loro diversità invece di metterla al servizio della paura e della violenza.
    Così, ogni volta che il male mi sembra invincibile (e non solo per il terrorismo) mi ripeto che tocca a noi – a me! – fornire a Gesù i cinque pani e i due pesci per saziare le moltitudini. Ma non sempre riesco a crederlo.

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