Padre!

Padre!
Vedo scritto: Dio ama l’uomo come figlio. È una frase, secondo me, un po’ pericolosa.
Se Dio ama l’uomo come figlio, allora l’uomo si rivolge a Dio come Padre. È quel “come” che mi stona.
Realmente Dio ama l’uomo non come figlio, ma perché figlio. E l’uomo ama Dio non come padre, ma perché Padre.
Mi pare una dissonanza quando noi si dice: Dio è l’Onnipotente, è il Glorioso, è l’Immenso, e non Dio è mio Padre, nostro Padre. L’Onnipotente, il Glorioso, l’Immenso, riguardano Dio e le sue qualità: belle, perfette, ammirevoli, eppure esse sono là, non si toccano, se non tangenzialmente. Quando invece parliamo di Dio perché Padre, allora vediamo Dio in relazione. Un padre è padre se ha un figlio, altrimenti è scapolo o tutt’al più marito. Ma, se padre, allora ha relazione.
Dio è Padre. Padre, perché ha un Figlio. E si apre uno sguardo quasi oscuro e impossibile, sebbene necessario sulla trinità divina.
Però quando Gesù, a nostro uso, uno della Trinità, sperimenta Dio Padre, ci assicura – data la sua “esperienza” – che Dio è Padre per noi, è Padre mio e Padre nostro, allora non mi è più permesso dire che Dio mi ama come figlio, ma perché figlio.
E qui si apre il cuore alla gioia e alla fiducia. Alla gioia per l’appartenenza di me, povera creatura, alla Persona di Dio. Alla sicurezza e alla fiducia, per il sicuro appoggio al braccio dell’Onnipotente Padre!
Tu sei il mio Padre! E il cuore si scioglie nella tenerezza, quasi nelle lacrime di gioia. Quando poi riflettiamo che non possiamo dire che Dio è Padre senza noi appartenere a Gesù, allora in Gesù ci viviamo figli veri.
27.02.18

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