Preghiera e unità

Preghiera e unità

La meditazione sulla preghiera mi porta sempre più vicino a ogni persona religiosa.

M’accorgo che, se ci sono molte forme di preghiere, secondo certi dogmi di varie religioni, il pregare mi pare uno solo.

Già i tre gradi del pregare, che la Scrittura mi ha portato a intuire, mi hanno posto in una nuova posizione e in un nuovo atteggiamento del mio trovarmi nel mio Dio: preghiere, pregare, essere preghiera (di questa parleremo altrove).

Da questo riflettere, mi arrivano nuove intuizioni.

Recitando i Salmi, non posso far mie le preghiere, secondo il loro testo, perché urtano contro quanto dice il Vangelo. L’esempio chiaro mi viene quando la preghiera mi indica la vendetta dell’uomo o addirittura la vendetta di Dio. La disarmonia è stridente se io sto solo alle preghiere, alle formule. Quando invece entro nel pregare, sotteso a quelle “formule”, allora mi trovo in armonia con quanti si rivolgono a Dio. I Salmi sono tentativi di “pregare” attraverso la formulazione di preghiere. Anche Gesù recitava i Salmi, probabilmente anche sulla croce: “Padre, perché mi hai abbandonato?”.

Le preghiere possono dividerci, il pregare ci unisce, quel pregare che è presenza a Dio. I Salmi scompaiono per lasciar adito al pregare.

E mi pare che questa intuizione mi ponga anche in armonia, per esempio, con gli islamici. Avevo scoperto che a livello mistico, l’esperienza nelle varie religioni unifica. Or bene, anche il pregare, oltre le formule, unisce l’uomo con l’uomo in Dio.

01.01.18

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