Custodia e rispetto

Custodia e rispetto
E se la custodia del fratello fosse semplicemente reciproca? Che non sia anche questo quell’”amatevi gli uni gli altri”?
Nessuna persona che attraversa la nostra vita esula dal nostro custodire il fratello. Fosse anche il bigliettaio del bus, che io incontrerò di sfuggita per pochi secondi soltanto.
Io lo rispetto, chiedendo un semplice servizio di cui io abbisogno; lui mi rispetta largendo tale servizio. Possiamo rispettarci a vicenda, ed ecco attuato il nostro “custodire”.
La vita è piena di occasioni di “custodia” del prossimo. Il Padre è sempre con noi, per sostenerci e nel nostro vivere e nel nostro operare.
In modo particolare, le occasioni di un rispetto e di un aiuto reciproco, stanno proprio nel gruppo, dentro cui siamo inseriti quotidianamente.
Questo si addice in modo chiaro all’unione matrimoniale. Il rispetto reciproco è indice di intesa. Il non rispetto (di sé e dell’altro/a) è alla base di quella catena di uxoricidi, che tende a non interrompersi. Leggi contro l’uxoricidio sono numerose. Ma le leggi non creano la coscienza, anzi la suppongono.
Oltre gli uxoricidi, nei gruppi di conviventi (anche i conventi sono gruppi di conviventi, sebbene istituzionalmente celibi), ci sono ferite e soppressioni di vario tipo. Il modo più semplice, e più usato, di non rispettare i conviventi, è la critica. Si diceva una volta che è diritto di un frate, il parlar male dei confratelli almeno un quarto d’ora al giorno.
Gesù è presente in ogni incontro e in ogni gruppo. Lui ci avverte: “Ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”.

Lode perenne

Lode perenne
A ben pensarci, tutta la nostra vita è lode al Padre: spontaneamente, naturalmente.
Io so che il camminare, soprattutto quando si è deboli, anziani o stanchi, è dono di Dio, e io cammino per esaltare il dono del suo “farsi”, e quindi il mio camminare è lode a Dio; lode totale se al movimento delle mie gambe, unisco la mente che riconosce e loda.
Ogni azione è occasione di lode a Dio. Dal mio svegliarmi al mio coricarmi la sera. E oltre: il mio dormire è opera, dipendente dal Padre Creatore, e quindi è chiara lode a Dio. Soltanto l’uso della mia attività per realizzare il peccato, non può diventare mia diretta lode al Padre e ringraziamento.
Esistono zone neutre nel rapporto dell’uomo con Dio? Affatto: o con Dio, o contro Dio, mai senza Dio. Senza Dio, ossia a-theos, ateo. L’ateismo è una menzognera illusione dell’uomo, quando entra nel recinto della propria pazzia.
Nemmeno i soldati di Hitler usavano il termine “ateo” nella loro carta di identità: ne lessi alcune. Essi avevano scritto “non-credente”. Purtroppo erano credenti nell’errore. Ricordo quel soldato tedesco, incontrato durante la guerra, il quale estraendo dal suo portafoglio una logora riproduzione di Hitler, ci diceva: “Per lui io sono e io faccio tutto!”. Incredulità verso Dio, ma fede pesante e totale per Hitler.
Mi vien da pensare ai piccoli Hitler presenti tra i nostri politici.
Per me ogni ora vivere è Cristo.

Madri 3

Madri 3
Il senso filiale da un lato, e materno dall’altro, lo ritroviamo facilmente e nel Vangelo e nella storia della Chiesa. A cominciare da quel “la mia chiesa” pronunciato da Gesù. Non sembra strano quindi che, con lo svolgersi del tempo, l’ecclesia del Vangelo sia diventata non solo “chiesa” ma anche “madre chiesa”. Questa è una sottolineatura non solo di vocaboli, ma soprattutto di senso e di significato.
È nota l’ironia, di coloro che dicono che la “maternità” della Chiesa, sia espressa da un clero e da una gerarchia maschili.
Si può anche ricordare che la infinita maternità, generatrice di misericordia, sia attribuita a un Dio Padre, ossia maschio!
La Chiesa è materna non in quanto gerarchia, ma in quanto chiesa. Madre Chiesa, non madre vescovo. La gerarchia è bella e necessaria; ma è la chiesa nel suo insieme che vive la maternità.
A questo riguardo si illumina meglio l’amarci gli uni gli altri. Questo avviene grazie allo Spirito. Già nella letteratura cristiana primitiva si indicava lo Spirito come potenza materna. Perciò non era strano dire che le diaconesse producevano l’azione dello Spirito, mentre i diaconi continuavano l’opera del Figlio.
L’amore reciproco dei cristiani è una reale vita della maternità della chiesa, quella chiesa che Gesù afferma essere “mia chiesa” anche quando ne affida la custodia a Pietro.
Madre Chiesa: genera nuovi cristiani e nuovi santi, lava dal peccato, nutre di Gesù, Parola ed Eucarestia.

Madri 2

Madri  2

L’unicità della grandezza della donna è la capacità materna. Sorge spontanea la domanda: e le nubili, e le suore?

Questo è bello in ciascuna donna: il saper amare maternamente. Una quota di maternità, si trova nell’infermiera, nella zia, nell’insegnante, nell’amica, nella moglie.

L’aveva sperimentato e lodato anche il nostro Gesù, sia da vivo, sia sul Calvario (le tre Marie), sia nella risurrezione (Maria che piange presso la tomba).

La coloritura materna nell’affetto della donna, la fa risaltare ogni persona che cerca la dolcezza nell’ “eterno femmineo”.

A riscontro, scopriamo in ogni persona la rimanenza di una non estinguibile quota di infantilità. Questa quota si coniuga con la quota di maternità femminile. Il mondo sopravvivrà non per l’imperversare del maschilismo delle guerre, bensì per il sorgere di nuovi figli, dovuto alla maternità, della quale il mondo abbisogna, e del corrispettivo dell’infanzia, alla quale si deve la creatività, l’arte, la serenità.

Conoscendo, nella creatura, il dono dell’infanzia, che aspira a essere appoggiata, Gesù esalta questo dono, e vuole che le persone lo sfoderino completamente: “Se non tornerete bambini, non entrerete …”. E proprio per accontentare questa eterna presenza infantile, presenta Dio come padre. Paternità di Dio non può essere una “definizione” dell’“infinito”, ma una sublime allusione a colui che Gesù diceva “abba” (“babbo” per gli italiani, “pàter” con la “a” lunga per i latini). Abba, ossia colui che è padre e madre e più …

 

Madri 1

Madri 1
Mi imbatto talvolta in una trasmissione radiofonica, incentrata sulle donne. È un bene avvicinarci meglio al mondo femminile, per scoprirne i doni.
Del resto è stato questo il movimento di Dio, verso una donna benedetta: “Rallegrati, Maria!”.
Nelle trasmissioni ricordate, sempre ho udito l’esaltazione delle donne, per il loro impegno, e per la loro molteplice funzione sociale. Si apprezzano sempre più le loro crescenti capacità sociali: insegnanti, avvocate, scienziate, attrici, artiste, e anche contadine, agricoltrici, meccaniche e commercianti.
Poche volte ho udito lodare le donne per una loro prerogativa unica. Tutte le mansioni civili o professionali esercitate dalla donne, possono essere esercitate anche dai maschi, nella politica e nella vita sociale.
Però la grandezza unica della maternità è solo delle donne. Purtroppo le stesse conduttrici delle rubriche femminili trascurano questa grandezza unica e assoluta.
In tutte le situazioni professionali le donne si trovano nella tristezza della competizione. Nella maternità esse vivono la gioia e l’orgoglio dell’assoluto: nel settore della maternità, con le connesse gioie e con i connessi dolori, la donna è assoluta. A lei Dio ha affidato la capacità di creare esseri intelligenti e perfino figli di Dio.
Esiste, nel mondo cristiano, un tentativo di riservare una missione solo ai maschi: il sacerdozio. Però quel sacerdozio resterebbe sterile, se le donne non offrissero figli.
Maternità: affiancata alla paternità di Dio.

Risurrezione espansa

Risurrezione espansa
Chiesa: luogo storico di Gesù Risorto. Appartenere alla Chiesa, tramite la fede, è appartenere al Risorto. “Gregge del suo pascolo”: dice il Salmo. “Pecore del suo ovile”: dice Gesù.
Perché ci hanno educati a essere segno della morte di Gesù (Crocifisso), e non veicoli, per noi e per tutti, della sua risurrezione? Una chiesa in lutto (ricordiamo le invettive del cardinale Bevilacqua), e non una Chiesa risorta, piena della vita di Dio in Gesù?
Il fedele cristiano è apportatore gioioso di risurrezione nel mondo. Anche senza accorgersene, è contagioso di gioia a chi lo avvicina, se per lui l’essere risorto in Cristo è vissuto con fede e con speranza.
Il tempo meteorologico segna burrasca, i politici mostrano lotta e non interesse per la gente, i ladri invadono le nostre case, i prostituti si accoppiano alle prostitute, e giù accusando, eppure in questo mondo sconnesso e abbrutito, noi possiamo liberamente vivere quella risurrezione di Gesù, che nessuna cosa al mondo riesce a soffocare o a cancellare.
Il cristiano, vivendo di risurrezione, è il resto di ottimismo nel mondo, anche perché è certo che nessuna forza è più forte della preghiera dei risorti.
Da risorti è possibile gustare pienamente la natura, l’arte, l’amicizia, lo spettacolo. Perché, mentre il risorto gode del tramonto, in esso inietta Gesù Risorto!
Anche nella malattia e nelle inevitabili sconfitte, possiamo percepire la Risurrezione di Gesù.

Supplemento di aiuto

Supplemento di aiuto
Anche Gesù, che è tra noi, voluto da Dio, porta serenità e pace. Egli gode perché compie tutto ciò che piace al Padre. È facile ricordare a questo proposito quanto abbiamo la gioia di rileggere nel Vangelo.
“In quell’ora esultò nello Spirito quello Santo e disse: Ti lodo, Padre, Signore del cielo e della terra, poiché nascondesti queste cose ai sapienti e agli intelligenti e rivelasti le stesse ai piccoli: sì, o Padre, perché così fu benevolenza [piacere] tua” (Lc 10, 21).
Gesù si diletta con e per i semplici, coloro che assorbono la sua parola, come un bicchier d’acqua. Anche i dodici, tranne Giuda, provocavano gioia a Gesù. La vita di Gesù, che era tutto un piacere al Padre, era disseminata di serenità, quella che egli viveva con gli altri: Beati …”.
Eppure la vita di Gesù, ebbe dei passaggi scabrosi, e non pochi. Il Vangelo ci narra di un supplemento di aiuto, che raggiungeva Gesù, nei momenti difficili. Mi sembra acconcio ricordarne due.
Succintamente scrive S. Marco, parlando delle tentazioni di Gesù: “Successivamente lo Spirito lo spinse nel deserto. Ed era nel deserto quaranta giorni tentato da Satana, ed era con le fiere, e gli angeli lo servivano” (Mc 1, 12-13). Deserto, ossia vita difficile e tormentata dal diavolo, però il supplemento di forza consisteva nel servizio angelico.
E poi: “Padre, se vuoi, allontana questo calice”. Era la terribile prospettiva della condanna alla croce. “Gli apparve allora un angelo dal cielo, confortandolo” (Lc 22, 43). L’aiuto provvidenziale, supplementare nei momento difficili. Il Padre non abbandona.

E’ oppure sia?

È oppure sia?
Il destino della copula grammaticale del verbo essere è incerto.
“Il Signore è con te” dice l’Angelo a Maria. “Il Signore sia con voi” è un ritornello nella liturgia.
Fortunatamente né il latino né il greco usano la copula: “Dominus tecum” (Kyrios metà su). Essa è aggiunta, forse per dare un senso alla frase, dalla traduzione italiana.
Due situazioni di fronte: una affermazione di fronte a un augurio.
E noi dobbiamo augurarci che sia con noi, anche quando certamente è con noi, oppure dobbiamo aver la certezza che è con noi?
È strano quell’augurio “sia” quando egli è. Alla fine della messa, dopo che nell’Eucarestia il Signore è in noi, ci viene detto: “Il Signore sia con voi”.
Nella nostra sorella Maria, sorella e madre, certamente il Signore è non solo con lei, ma anche in lei, piena di grazia (come vuole il latino) e graziatissima (come sembra volere il greco).
Con Maria inizia il Signore che è con noi, superando la preghiera ebraica dell’invocare Dio, affinché sia o faccia. Dio è Dio misericordioso da sempre, non inizia a essere misericordioso, quando lo invochiamo. Allora noi accogliamo la misericordia già in essere.
Ricordo una triste frase pronunciata da un anziano sacerdote: “Non sappiamo se siamo degni di odio o di amore”. Terribile! Per fortuna siamo sempre degni di amore, perché ci fa degni l’amore con il quale ci ama il Padre.

Operai precursori

Operai precursori
Preparate la strada al Signore, rettificate le sue vie.
Questa è l’indicazione rivolta soltanto al precursore Giovanni Battista, oppure è un’indicazione più vasta nel tempo e nello spazio?
Forse tutti noi siamo i precursori quotidiani di Gesù nel mondo d’oggi. Essere precursori è essere operai stradali, che curano la strada di Dio, rendendola più diritta, ossia facilitandola.
È impegno delle religioni di tenere le divinità (spesso temibili) a distanza, con sacrifici, più o meno cruenti. Le religioni si impegnano a tenere separato il recinto del “sacro”, mettendo a sua custodia sacerdoti e asceti.
Gesù, incarnato, non fa parte del sacro, separato dagli uomini. Il sacro e il santo, secondo le religioni, sono il segno di separazione: di qua l’umanità, di là la divinità, o le divinità, che forse si divertono nell’Olimpo.
Gesù rompe i confini di ogni recinto sacrale, anche di quelli spuntati nel seno dei cristiani. Egli ha infranto i confini, unendo in sé, la regione degli uomini e il seno del Padre.
Gli operai stradali, precursori del Cristo, sono costituiti per educarsi e per educare a spianare la via per l’arrivo di Gesù. Non più precetti o operazioni gravose.
Con Gesù, il cristiano (a cominciare dal Papa) ripete: “Venite da me voi che siete affaticati e boccheggianti, e io vi ristorerò”. Come? “Imparate alla mia scuola dove impartisco la verità, imitandomi, che sono mite e umile nell’avvicinarmi a voi, e la mia presenza produrrà pace nella vostra vita.

Dialogo di cuore

Dialogo di cuore
La nostra preghiera è dialogo con il Padre, che è presente e ci ama. Questo è il modo di pregare, indicato da Gesù, quando ci indica di entrare nella famiglia di Dio, indicandoci di dire: “Padre!”.
Sembra che certe preghiere, pronunciate da certi cristiani, che pure sono nostri fratelli e fratelli di Gesù, siano preghiere di sudditi, che sollecitano la pietà del loro Signore. Una preghiera, lontana, telefonata.
Certe povere preghiere che sollecitano il Padre, mi spingono a ricordare le parole di Elia, quando canzonava i sacerdoti di Baal, che facevano di tutto, fino a ferirsi, per richiamare l’attenzione del loro cosiddetto dio.
“Gridate con voce più alta, perché certo egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà (1 Re 18, 27).
Qui è l’ironia del profeta, ma una implicita analoga ironia, qualche volta dovremmo rivolgerla a noi stessi. Siamo figli, anche peccatori, che si dimenticano che Gesù li ha attirati e implementati nella sua cara famiglia divina: come in cielo, così in terra.
Quale tristezza! Siamo famiglia di Dio, e proprio quando preghiamo, usciamo dalla famiglia per unirci agli esuli figli di Eva.
Perfino durante la messa, con Gesù presente ci comportiamo da estranei, da insoddisfatti, da derelitti!
Quando pregate, dire semplicemente: “Padre” come ci suggerisce Luca.
Sì: qualche volta nella vita, tutti i cristiani hanno avuto la commovente percezione di essere in Dio. Quella commozione non deve essere azzerata.