In Gesù il gusto del piacere

In Gesù il gusto del piacere
Per non contrapporre il piacere al dono che Dio fa di se stesso all’uomo, principalmente in Gesù, è bello scoprire come Gesù assaporava il piacere. In lui ogni piacere esisteva e si sublimava in Dio.
Assumere ogni piacere in Gesù è uguale a vivere Gesù che non disprezza il piacere, sebbene una certa spiritualità, presente tra i cristiani affermava che “tutta la vita di Gesù fu croce e martirio”. Eppure Gesù era un buon mangiatore, tanto che i suoi avversari lo trattavano da mangione e beone. Eppure non disdegnava di banchettare con i colleghi di Matteo e con i farisei, con gli amici di Betania. Soprattutto la vigilia della sua morte dichiarò: “Ho desiderato intensamente di mangiare questa Pasqua con voi, prima di partire” (Lc 22, 15).
Dentro il piacere della tavola, spesso inseriva l’avvertimento al fariseo, oppure il perdono alla peccatrice, il dialogo con Maria la sorella di Marta, l’Eucarestia nell’ultima cena. A proposito: non so se tutti quelli che ammirano l’ultima cena di Leonardo, sostino a riflettere sul mistero e dono dell’Eucarestia.
A Gesù piaceva il contatto con i bambini, l’appartarsi a riposare con i discepoli, l’ammirare le messi (alla quale ammirazione esortava i suoi). Gesù godeva nel pregare. La sue parabole, di solito, avevano un esito felice: “e cominciarono a far festa” (Lc 15, 24); “fate festa con me” (Lc 15,9, 15,6), oppure un pressante avvertimento a non farsi del male.
E la gioia espressa desiderava fiorita nel suoi: “Risplenda la vostra luce” (Mt 5, 16).
Non capisco proprio perché, ma la maggior parte delle “Vite di Cristo” difficilmente mostrano un Gesù, che sappia gustare il piacere di vivere. Perché?
27.02.18

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