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Custodia e rispetto
E se la custodia del fratello fosse semplicemente reciproca? Che non sia anche questo quell’”amatevi gli uni gli altri”?
Nessuna persona che attraversa la nostra vita esula dal nostro custodire il fratello. Fosse anche il bigliettaio del bus, che io incontrerò di sfuggita per pochi secondi soltanto.
Io lo rispetto, chiedendo un semplice servizio di cui io abbisogno; lui mi rispetta largendo tale servizio. Possiamo rispettarci a vicenda, ed ecco attuato il nostro “custodire”.
La vita è piena di occasioni di “custodia” del prossimo. Il Padre è sempre con noi, per sostenerci e nel nostro vivere e nel nostro operare.
In modo particolare, le occasioni di un rispetto e di un aiuto reciproco, stanno proprio nel gruppo, dentro cui siamo inseriti quotidianamente.
Questo si addice in modo chiaro all’unione matrimoniale. Il rispetto reciproco è indice di intesa. Il non rispetto (di sé e dell’altro/a) è alla base di quella catena di uxoricidi, che tende a non interrompersi. Leggi contro l’uxoricidio sono numerose. Ma le leggi non creano la coscienza, anzi la suppongono.
Oltre gli uxoricidi, nei gruppi di conviventi (anche i conventi sono gruppi di conviventi, sebbene istituzionalmente celibi), ci sono ferite e soppressioni di vario tipo. Il modo più semplice, e più usato, di non rispettare i conviventi, è la critica. Si diceva una volta che è diritto di un frate, il parlar male dei confratelli almeno un quarto d’ora al giorno.
Gesù è presente in ogni incontro e in ogni gruppo. Lui ci avverte: “Ciò che avete fatto a uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”.